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Guida alla farmacogenetica

Capire e comunicare i risultati: dal genotipo alla raccomandazione

Revisionato da Dr. Daniel Wallerstorfer, biologo molecolare e fondatore di Novogenia · Aggiornato: 13 ottobre 2026 · Tempo di lettura: 9 min

In breve

Un risultato farmacogenetico si legge su tre livelli: genotipo (quali varianti genetiche porta una persona), fenotipo (quanto velocemente lavora l’enzima) e raccomandazione (che cosa dice una linea guida per un farmaco specifico). Per CYP2D6 e DPYD, l’activity score collega i primi due livelli. Dal 2017 il CPIC usa termini standardizzati e dal 2020 CPIC e DPWG condividono un unico sistema di traduzione per CYP2D6. Nel colloquio aiuta un’immagine semplice – insieme a una regola chiara: le decisioni sui farmaci spettano al medico curante.

La parola che confondeva tutti

Per anni i referti farmacogenetici hanno usato un termine che metteva in difficoltà persino gli esperti: “metabolizzatore estensivo” (extensive metabolizer). Significava semplicemente che l’enzima funziona normalmente. Molti medici dovevano chiedere che cosa volesse dire. Così 58 esperti della clinica, della ricerca, dei laboratori e dell’informatica si sono riuniti nell’ambito del Clinical Pharmacogenetics Implementation Consortium (CPIC) e, in diversi round di sondaggio, hanno concordato termini standardizzati – il 90% ha approvato il risultato. Da allora il termine è “metabolizzatore normale”, e gli stessi termini valgono per tutti gli enzimi, compresi TPMT e DPYD (Caudle et al., Genetics in Medicine, 2017).

Tre anni dopo è arrivato il passo successivo. Per CYP2D6, laboratori e linee guida traducevano lo stesso genotipo in fenotipi diversi – con raccomandazioni diverse. Il CPIC e il DPWG olandese hanno creato un sistema comune, approvato dall’82% degli esperti partecipanti (Caudle et al., Clinical and Translational Science, 2020).

La conclusione logica: un risultato è una traduzione su tre livelli – dalla sequenza di lettere dei geni alla velocità di lavoro di un attrezzo fino a un’azione. Una volta che conosci i tre livelli, puoi leggere qualsiasi referto con sicurezza e spiegarlo in modo che ogni paziente lo capisca.

Tre livelli: genotipo, fenotipo, raccomandazione

Immagina il gene come un progetto e l’enzima come un attrezzo che trasforma un farmaco. Ognuno ha due copie del progetto, una dalla madre e una dal padre. Da qui i tre livelli del risultato:

  1. Genotipo: quali varianti si trovano sulle due copie geniche, di solito scritte come alleli star. “CYP2D6 *1/*4” significa: una copia funziona normalmente (*1), l’altra non produce un attrezzo funzionante (*4).
  2. Fenotipo: quanto velocemente lavora complessivamente l’attrezzo. I termini standardizzati sono metabolizzatore lento, intermedio, normale, rapido e ultrarapido. Quali di essi esistano dipende dal gene.
  3. Raccomandazione: che cosa dice una linea guida come CPIC o DPWG su un farmaco specifico per questo fenotipo.

La codeina mostra come tutto si incastra. La codeina è un profarmaco: l’organismo deve prima convertirla in morfina con l’attrezzo CYP2D6 perché allevi il dolore.

Genotipo (esempio)Activity scoreFenotipoIl CPIC sulla codeina
CYP2D6 *4/*40lento (PM)evitare la codeina perché l’effetto analgesico può essere ridotto; se serve un oppioide, considerarne uno diverso dal tramadolo
CYP2D6 *1/*41intermedio (IM)dosaggio secondo la scheda tecnica; in assenza di risposta, considerare un oppioide diverso dal tramadolo
CYP2D6 *1/*12normale (NM)dosaggio secondo la scheda tecnica
CYP2D6 *1/*1x23ultrarapido (UM)evitare la codeina per il rischio di grave tossicità; se serve un oppioide, considerarne uno diverso dal tramadolo

L’ultima riga è quella interessante: con “*1x2” una copia genica è duplicata. L’attrezzo lavora così velocemente che si produce troppa morfina. Con i profarmaci la logica si inverte: un attrezzo lento significa troppo poco effetto anziché troppo. Con i farmaci che CYP2D6 degrada, invece, quando l’attrezzo è lento resta più farmaco nell’organismo. Lo stesso risultato può quindi significare l’opposto a seconda del farmaco – ed è proprio per questo che ogni fenotipo ha bisogno della raccomandazione per il farmaco specifico. Quali geni incidono su quali farmaci è trattato in Geni chiave: CYP2D6, CYP2C19 e altri.

L’activity score: punti per ogni attrezzo

CYP2D6 ha molte varianti con attività molto diverse, e alcune persone portano più di due copie del gene. Per arrivare comunque a un’indicazione chiara, un gruppo di ricerca ha sviluppato l’activity score (punteggio di attività). Ha genotipizzato più di 25 varianti di CYP2D6 in 672 persone e misurato quanto velocemente il loro organismo degradava una sostanza test (Gaedigk et al., Clinical Pharmacology & Therapeutics, 2008).

Il principio è semplice – come una raccolta punti:

Per CYP2D6 vale oggi il sistema comune di CPIC e DPWG: un activity score di 0 significa metabolizzatore lento, da 0,25 a 1 intermedio, da 1,25 a 2,25 normale e oltre 2,25 ultrarapido. Il cambiamento principale ha riguardato una soglia: un activity score di 1 conta ora come intermedio, non più come normale (Caudle et al., 2020). Il CPIC usa un activity score anche per DPYD: 2 è normale, da 1 a 1,5 intermedio, da 0 a 0,5 lento.

Per te significa: se un referto CYP2D6 più vecchio indica ancora “normale” per un activity score di 1, la linea guida attuale lo classifica come intermedio. Guarda quindi sempre il genotipo e l’activity score, non solo l’etichetta.

Che cosa un risultato non dice

Un buon referto è onesto sulla propria portata. Questi quattro punti fanno parte di ogni interpretazione:

Un’altra cosa: i geni non cambiano nel corso della vita, ma le nostre conoscenze su di essi sì. Le linee guida continuano a evolversi, come mostra la nuova soglia per CYP2D6. Come CPIC e DPWG costruiscono e aggiornano le loro raccomandazioni è spiegato in Linee guida: CPIC, DPWG e schede tecniche.

Come spiegare il risultato

Un risultato esprime il suo valore solo se il paziente lo capisce e se ne ricorda alla prescrizione successiva. Questa sequenza funziona bene:

  1. Indicare lo scopo: a quale domanda risponde il risultato e quali farmaci riguarda?
  2. Usare un’immagine: il gene è il progetto, l’enzima l’attrezzo che trasforma un farmaco.
  3. Dare il risultato in una frase: per esempio, che questo attrezzo lavora più lentamente che nella maggior parte delle persone.
  4. Spiegare che cosa significa oggi: che cosa significa per la terapia attuale – e chi decide?
  5. Mostrare che cosa significa domani: presentare il risultato a ogni nuova prescrizione, anche in farmacia.
  6. Invitare a fare domande: che cosa non è chiaro, che cosa preoccupa?

Queste traduzioni aiutano nel colloquio:

Nel refertoNel colloquio
CYP2D6 *1/*4“Una copia del gene funziona normalmente, l’altra no.”
metabolizzatore lento (PM)“L’attrezzo che trasforma questo farmaco lavora molto lentamente. Non è una malattia, è un’informazione per la dose e la scelta del farmaco.”
metabolizzatore ultrarapido (UM)“L’attrezzo lavora particolarmente in fretta. Per questo alcuni farmaci vengono trasformati troppo velocemente.”
raccomandazione: considerare un’alternativa“Per questo farmaco esiste una raccomandazione. Che cosa ne consegue lo decide il medico curante.”
indeterminato“Per questo gene al momento non è possibile fare un’affermazione affidabile.”

La regola d’oro: nessuna modifica senza il medico curante

Un risultato può indurre a tralasciare semplicemente un farmaco. È esattamente ciò che non deve succedere. Le decisioni sui farmaci – sospendere, sostituire o modificare la dose – spettano al medico curante. Dillo chiaramente, anche quando il risultato sembra inequivocabile, e chiedi al paziente di continuare ad assumere i farmaci come prescritto fino a quel colloquio.

Come farmacista sei qui un ponte fondamentale: riconosci il collegamento, lo spieghi e lo trasmetti allo studio medico. Come si presenta in farmacia è descritto in La farmacogenetica in farmacia.

Condividere il risultato e ritrovarlo

Un risultato che nessuno trova alla prescrizione successiva non aiuta nessuno. Tre accorgimenti fanno sì che sia disponibile quando serve:

Poiché i geni non cambiano, un risultato ben documentato può essere riutilizzato per molte prescrizioni successive. Perché proprio questo parli a favore di un test in anticipo è spiegato in Test preventivo o reattivo?

Domande frequenti

Che cosa significa *1/*1 in un referto?
Che nessuna delle varianti analizzate è stata trovata su nessuna delle due copie geniche. Il laboratorio presume quindi una funzione normale. Quanto ciò sia significativo dipende da quali varianti copre il test – un’informazione che deve comparire in ogni referto.
Perché due referti mostrano un fenotipo diverso per lo stesso gene?
Di solito perché i laboratori hanno tradotto il genotipo con sistemi diversi, o perché uno dei referti è più vecchio. Per CYP2D6, CPIC e DPWG condividono un unico sistema dal 2020; da allora un activity score di 1 conta come intermedio, non più come normale. Confronta quindi sempre il genotipo, non solo il fenotipo.
Un test va ripetuto quando cambiano le linee guida?
Per le varianti analizzate di solito no: i geni non cambiano nel corso della vita. Quando una linea guida cambia, lo stesso genotipo può essere reinterpretato. Un nuovo test può avere senso se all’epoca non erano state coperte varianti o geni importanti.
Come spiego un risultato di “metabolizzatore lento” senza creare allarme?
Con un’immagine e un po’ di contesto: il gene è il progetto di un attrezzo che trasforma un farmaco. Se l’attrezzo lavora lentamente, non si tratta di una malattia ma di un’informazione per scegliere e dosare determinati farmaci. Aggiungi una regola chiara: non cambiare nulla di propria iniziativa, ma parlarne con il medico curante.
Il paziente può condividere il risultato con la propria farmacia?
Sì. È il suo risultato e può mostrarlo a chi vuole – a ogni nuova prescrizione è anzi una buona idea. Per i medici in Germania vale la regola: possono comunicare il risultato ad altri solo con il consenso esplicito del paziente in forma scritta o elettronica (§ 11, comma 3, GenDG).

Approfondimenti: Geni chiave: CYP2D6, CYP2C19 e altri · Linee guida: CPIC, DPWG e schede tecniche · La farmacogenetica nello studio medico

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